Arte

IL POETA DELLA STREET PHOTOGRAPHY: ROBERT DOISNEAU

Robert Doisneau è uno dei più grandi fotografi del ‘900, un vero celebratore della vita di tutti i giorni.

Nasce il 14 aprile 1912 a Gentilly, nella banlieue a sud di Parigi, dove vivrà per tutta la vita. A otto anni perde la madre, due anni più tardi il padre decide di risposarsi. Robert adolescente si iscrive alla Scuola di Estienne in stampa e rilegatura per poi diplomarsi incisore-litografo.

Robert Doisneau Autoritratto con Rolleiflex, 1947 © Atelier Robert Doisneau

Le sue prime foto le scatta nel 1929 con un apparecchio preso in prestito dal fratellastro Lucine e di lì a breve inizia a lavorare nello studio Uhlmann come designer pubblicitario. Cresce in lui l’interesse per la fotografia e in breve tempo riesce a diventare assistente di laboratorio fotografico. Nel 1931 conosce André Vigneau, figura intellettuale di spicco, insieme pittore, scultore e fotografo: ne diventa l’assistente e grazie a lui, la rivista Excelisior pubblica il suo primo reportage, il soggetto è il mercato delle pulci a Saint-Quen. Il 1933 è l’anno del servizio militare: un’esperienza che lo spinge a sviluppare un’ideologia anarchica. Una volta rientrato, viene assunto come fotografo industriale alla Renault di Boulogne-Billancourt, ma causa dei suoi continui ritardi perde il lavoro. Decide di mettersi in proprio e diventare fotografo indipendente.

Concorso di carri fioriti a Choisy-le-Roi, Francia, 1934 © Atelier Robert Doisneau

«Se scatti fotografie, non parlare, non scrivere, non analizzare te stesso e non rispondere a nessuna domanda.»

I fratelli della rue du Docteur Lecène, Parigi,1943 © Atelier Robert Doisneau

Nel 1934 sposa Pierrette Chaumaison. Avranno due figlie, Annette e Francine. Nel 1939 viene richiamato alle armi, ma viene congedato un anno dopo per motivi di salute. Durante la guerra nonostante non ci sia lavoro, Doisneau continua a scattare fotografie per sé e sfrutta il suo talento fotografico per produrre documenti falsi per i membri della Resistenza. Finita la guerra, ricomincia a scattare a scopo pubblicitario, e realizza diversi reportage per Vogue. Entra a far parte dell’agenzia fotografica Alliance ma l’abbandona per entrare a far parte di Rapho.

«Quello che io cercavo di mostrare era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere.»

Il bacio dell’Hôtel De Ville, Parigi, 1950 © Atelier Robert Doisneau

Con il tempo, e con sempre maggior assiduità, le foto di Doisneau compaiono su riviste come Life, Point De Vue, Regard o Picture Post, ed arriva il successo. Un successo che troverà sempre più conferme con la vincita di premi come quello Kodak del 1949 e quello Niépce del 1956. Le sue testimonianze fotografiche conquistano la critica e il pubblico. Partecipa a molte mostre, personali e collettive. Tra i suoi amici troviamo grandi personalità intellettuali e artistiche come Jacques Prévert, Maurice Baquet, Blaise Cendrars, Daniel Pennac, e poi l’attrice Sabine Azéma.

La fama mondiale che lo consacra a “mito” francese a tutti gli effetti, arriva solo negli ultimi suoi anni di vita e della sua carriera. Intorno al 1984 la Francia gli dedica una serie di monografie e di cortometraggi.

Il primo aprile del 1994 Robert Doisneau muore, viene seppellito a Raizeux accanto alla tomba della moglie.

Parigi, 1950 © Atelier Robert Doisneau

« Non mi sono mai chiesto perché scattassi delle foto. In realtà, la mia è una battaglia disperata contro l’idea che siamo tutti destinati a scomparire… Sono deciso a impedire al tempo di scorrere. È pura follia. »

Mademoiselle Anita, 1951 © Atelier Robert Doisneau

Insieme a Henry Cartier-Bresson, Doisneau è considerato uno dei padri fondatori del fotogiornalismo da strada ed uno dei maggiori esponenti della corrente “umanista” della fotografia francese.

Doisneau a differenza di tanti colleghi fotografi non si staccherà quasi mai dalla sua città natale, è il suo territorio di caccia, la sua riserva di immagini ed emozioni preferita. Al centro della sua fotografia infatti troviamo l’uomo con le sue emozioni, spesso colte in momenti surreali che si presentano nella vita di tutti i giorni. Doisneau perlustra centimetro per centimetro, tutta la città, dalla periferia al centro. I boulevard, le vie, gli agglomerati urbani, i bistrot tutto racconta per lui, per il suo sguardo gentile e sempre attento. La strada è il vero palcoscenico dove tutto può accadere. Bastava saper attendere o magari dare mano alla fortuna, perché una scena prendesse forma. La sua capacità era quella di cogliere le emozioni immergendosi totalmente nella realtà che lo circondava, tanto che lui amava definirsi un “pescatore di immagini“.

Il nastro della sposa, Saint Sauvant, Poitou, Francia, 1951 ©Atelier Robert Doisneau

«Ho tanto camminato sul selciato e poi sull’asfalto di Parigi, attraversando in lungo e in largo la città per mezzo secolo. Esercizio che, in fondo, non richiede dei mezzi fisici eccezionali – Parigi, grazie a Dio, non è Los Angeles e la condizione di pedone non è segno di indigenza.»

Les pains de Picasso, Parigi, 1952 ©Atelier Robert Doisneau

Robert Doisneau evitava guerre, tragedie, sangue e grandi personaggi per concentrarsi sulla piccola realtà di tutti i giorni in cui si sentiva a suo agio, un parigino tra i parigini. A chi lo accusava di realizzare foto troppo facili e un po’ stupide, rispondeva criticando la “banalizzazione della violenza” che tocca in modo malsano le corde di un troppo facile sentimentalismo.

«Ditemi quale altra professione mi avrebbe permesso di entrare nella gabbia dei leoni dello zoo di Vincennes e nell’atelier di Picasso; di scendere in una miniera di carbone e inerpicarmi sulla cupola di un osservatorio; di vedere il professor Leibovici aprire un addome e di contemplare Louis de Broglie davanti a una lavagna nera ricoperta di geroglifici; di svegliarmi una mattina, in Provenza, in mezzo alle pecore in transumanza, di trovarmi nella cucina dove Blaise Cendrars scriveva l’Homme Foudroyé, di passeggiare su una gru a ponte sopra l’inferno di una fabbrica siderurgica, di osservare Bertrand Tavarnier mentre si mangia le unghie dietro una cinepresa, di assistere a una prova all’Opéra e dopo, condividere con Marceau e Mélanie un pasto ben cotto e ben annaffiato di vino sul molo del bacino dell’Arsenal. Mai così tante occasioni di granare gli occhi mi sarebbero state offerte se fossi diventato capo reparto o ispettore di pesi e misure.»

Boulevard de la Chapelle, Parigi, 1953 ©Atelier Robert Doisneau
Fox terrier au Pont des Arts, Parigi, 1953 © Atelier Robert Doisneau

Parigi come mondo, la fotografia come pretesto, la curiosità come spinta e la leggerezza come stile: nessuno come lui ha realizzato foto indimenticabili cogliendo sempre un punto di impalpabile equilibrio, frutto di una sapienza rara e meticolosamente perseguita.

La leggerezza che sa cogliere, è figlia diretta di un costante esercizio sul tempo e sulla memoria. Il suo mondo, popolato di appassionanti amanti che si baciano nel traffico delle città, bambini in grado di camminare sui palmi delle mani, scolari ingenui, cani prodigio e altre affettuose amenità, sono tutti fermati nell’attimo prima di scomparire, inghiottiti dal tempo che passa. Un attimo dopo lo scatto, gli amanti smetteranno di baciarsi e magari si lasceranno, i bambini scenderanno dalle mani per camminare normalmente, gli scolari entreranno definitivamente nella vita adulta per perdere la loro ingenuità. La Parigi di Doisneau è una città che non solo non esiste più ma forse è esistita solo per lui, lui è stato in grado di cogliere i ricordi nell’istante stesso in cui si formavano.

Jacques Prévert , 1955 ©Atelier Robert Doisneau

«Jacques Prévert mi conosceva bene e un giorno mi disse:

È sempre all’imperfetto dell’obiettivo che coniughi il verbo fotografare”.

Un’immagine, un odore, una musica in tre tempi mi bastano perché riaffiori in me un ricordo personale. »

Jacques Prévert, Parigi, 1955 ©Atelier Robert Doisneau
Scolari in classe a rue Buffon, Paris, 1956 © Atelier Robert Doisneau
Les enfants de la place Hébert à Paris, 1957, France. Foto © Atelier Robert Doisneau
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